Maggio 2019 : nel segno dell’Artico!

Europa centrale e Italia nella morsa del freddo artico.
Sembra strano scriverlo a Maggio ma non è così anomalo. Al di là delle credenze popolari dei Santi di Ghiaccio, ovviamente senza nessuna correlazione scientifico-religiosa, il periodo è storicamente ricordato come una tardiva fase di transizione meteorologica verso l’estate. Naturalmente non c’è una periodicità annuale e le prime osservazioni si riscontrano a cavallo del Rinascimento e della Rivoluzione Scientifica, quando in Europa insisteva la PEG (Piccola Era Glaciale).

Durante questa primavera si è avuto un procrastinato Final Warming stratosferico in Aprile, con una ripercussione nei piani troposferici iniziata nell’ultima decade del mese scorso e protrattasi in questo freddo Maggio. In sostanza si è verificato il “coupling”, ovvero la comunicazione tra Stratosfera e Troposfera, non avvenuta con decisione durante l’episodio di StratWarming invernale. Durante questa primavera si è insediato un anticiclone in sede polare e ciò ha attivato una ondulazione rossbyana marcata, in seno alla quale sono state dirottate masse di aria artica, particolarmente fredde per la loro estrazione di matrice continentale.
Il caldo dunque latita e continuerà a nascondersi, tra giornate più tiepide e ritorno di fasi instabili. Il proseguo del mese non sembra dare possibilità di inserimenti anticiclonici decisi, fatta eccezione per qualche giornata condizionata da temporanei passaggi tangenti di masse d’aria nord-africane e azzorriane.

Un Maggio testimone del Global Warming? Un periodo meteorologico davvero figlio dell’impatto antropico?
Crediamo di poter escludere una correlazione diretta. L’apporto della nostra civiltà (o dell’inciviltà se vogliamo) si manifesta maggiormente nell’accelerazione dell’aumento termico globale, nel disturbo micro e meso climatico dettato dalle aree antropizzate (con, esempio, conseguenti temporali violenti) e per altri aspetti tutt’oggi studiati con notevole difficoltà.
Correlare alcuni episodi freddi al Global Warming non ha valenza scientifica certa. Ricordiamo che nel Maggio del 1957, in un’epoca ben lontana dalle attuali emissioni, nevicò in collina in molte aree centrali italiane, con punte di freddo estremo che raggiunsero la Sicilia. E tanti altri cenni storici vi sono in merito.
Questo non significa far finta che non esista un problema legato all’inquinamento, visibile per altro a prescindere dagli eventi meteorologici. Basti pensare alla percentuale di sfruttamento di suolo naturale pro capite in Italia raddoppiato dal dopo-guerra ad oggi, senza una vera necessità demografica e infrastrutturale. La popolazione italiana censita è passata dai circa 47 milioni del 1951 ai 56 milioni del 1980, per poi raggiungere 60,5 milioni nel 2018, il tutto con un saldo naturale negativo riscontrabile dal 1993.
Ciò significa che a fronte di un incremento lento e una successiva staticità (interrotta in buona parte dall’immigrazione) si è abusato del suolo peninsulare.