Simone Moro parla della scomparsa di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat

Citiamo l’attenta analisi di Simone Moro, pubblicata su MountainBlog.

Foto: Pizzo Deta, Monti Ernici, le montagne di casa. Scatto di F.Luffarelli.

Simone Moro parla della scomparsa di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat.

In un’ intervista rilasciata a Dario Rodriguez (Desnivel), Simone Moro si è espresso sulla scomparsa di Tom Ballard e Daniele Nardi sul Nanga Parbat.

L’alpinista bergamasco si rivolge ai giovani scalatori per far capire che ci sono due modi di fare alpinismo: scegliere una via difficile o una via pericolosa. Secondo lui, il percorso scelto da Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat presentava troppi rischi.

Consapevole delle polemiche che solleveranno le sue parole, Moro si espone con sincerità per impedire ai giovani di commettere un errore che può essere fatale: un alpinista deve basare le sue decisioni sulla difficoltà e non sul rischio.

Moro, una delle voci più autorevoli dell’alpinismo internazionale, è autore di quattro prime salite invernali sugli Ottomila: Shisha Pangma (2005, con Piotr Morawski), Makalu (2009, con Denis Urubko), Gasherbrum II (2011, con Denis Urubko e Cory Richards) e Nanga Parbat (2016, con Álex Txikon e Ali Sadpara).

“È stata la sfortuna combinata alla decisione di provare una via molto pericolosa”

Cosa ne pensi dell’incidente di Daniele Nardi e Tom Ballard?
È un argomento delicato, credo di essere uno dei pochi a dire quello che penso e non quello che è più conveniente. Cosa è successo: credo si possa riassumere in sfortuna combinata alla decisione di tentare una via molto pericolosa. Non voglio essere irrispettoso con le famiglie, ma non possiamo difendere categoricamente gli scalatori senza aprire gli occhi. Devi conoscere le condizioni della montagna e quello che può accadere quando si tenta un percorso, altrimenti non saremmo onesti con i giovani alpinisti che in futuro potrebbero prendere la decisione di tentare un progetto simile.

Cosa vorresti che quei giovani comprendessero?
Vorrei che si capisse che ci sono due modi per realizzare un progetto: un percorso difficile o una via pericolosa. Sul Nanga, ad esempio, c’era la possibilità di fare una scalata storica come ho fatto con Alex Txikon e Ali Sadpara, o fare un percorso che nessuno è riuscito a scalare in 100 anni, perché molto più pericoloso.

Sono stato sotto il Nanga Parbat in quattro spedizioni e ho visto ogni giorno le valanghe che cadevano sullo Sperone Mummery … fa paura. Ecco perché non l’ho mai provato. Non è che io non abbia le capacità tecniche, ma essere travolto da una valanga è un prezzo troppo alto. Questo non significa che Daniele non sia un buon alpinista, ma lui e Tom hanno deciso di scalare una via consapevoli dell’alto rischio di morire. Sapevano che avrebbero fatto qualcosa che poteva essere mortale. Molto più che su altre vie.

E questo non fa parte del rischio dell’alpinismo?
Sì, sì… ma lo Sperone Mummery è un suicidio. Quando ho scalato il Nanga Parbat sapevo che c’era un rischio normale e calcolato. Ho scelto un percorso sicuro che molte persone hanno scalato. Dentro la mia testa non c’era l’idea di morire. Mi chiedo perché nessuno in 125 anni abbia mai provato il Mummery, solo Nardi. Per l’intera comunità alpinistica è più pericolo del normale, implica più rischi di quelli che gli scalatori accettano di prendersi.

Ha senso l’attuale operazione di salvataggio?
Sono preoccupato per Alex e Ali perché quello che stanno facendo non è solo guardare attraverso il binocolo o dall’elicottero. Ora camminano e scalano la montagna. Il rischio che si stanno assumendo è piuttosto alto. E’ evidente che i corpi saranno sepolti sotto un milione di metri cubi di ghiaccio; con le valanghe, cadono blocchi di ghiaccio e neve che pesano tonnellate.
Rispetto molto a quello che stanno facendo Alex e Ali, l’importante è comprendere il rischio delle ricerche, la norma è non rischiare la vita di altre persone nella ricerca di coloro che hanno perso la vita. A questo punto non si tratta più di cercare i vivi o dispersi. Per me, bisogna utilizzare droni e gli elicotteri. Non inviare persone.

“Ci sono molte persone che mi insultano perché sto parlando con sincerità”

Sono parole dure.
Lo capisco e fa male perché molte persone mi hanno scritto cose molto brutte perché sto parlando con sincerità, senza mentire. Non difenderò gli alpinisti in modo corporativo, quello che farò è dire la verità. E lo ripeterò: perché in tutto questo tempo nessuno ha scalato o tentato lo Sperone Mummery in 125 anni? Perché è evidente a tutti che il pericolo è molto più alto del solito.

In questa tragedia c’è una famiglia, una moglie, un figlio di sei mesi che piangono e soffrono molto. Soffro anch’ io, ultimamente molti alpinisti sono morti e le persone pensano che gli scalatori siano pazzi. Spero che questa tragedia serva per il futuro, che mio figlio e gli alpinisti che verranno tentino percorsi difficili, ma non percorsi mortali.

Nardi ci aveva provato più volte …
Perché Nardi, nei suoi cinque tentativi, è andato con cinque partner diversi? Perché nessuno voleva tornare, e questo significa che Daniele era innamorato di un’idea e che i suoi compagni non si innamoravano come lui.

Tom Ballard era un alpinista molto giovane, forse aveva poca esperienza in Himalaya, anche se era molto forte.
Sì, era molto forte. E’ un peccato che la prima volta che è andato in Himalaya sia anche stata l’ultima.

In effetti, l’alpinista pakistano che li accompagnava non voleva nemmeno tornare.
Se un esperto pakistano ti dice che non vuole morire, che cosa significa? Non lo dice perché è un progetto estremo o perchè fa molto freddo, ma semplicemente perché non vuole morire. Ecco perché non capisco molti commenti feroci contro di me. Penso che sia utile analizzare l’opinione delle persone che sono state sotto il Nanga Parbat un sacco di volte. Reinhold Messner ha scritto nella Gazzetta alcuni giorni fa che è stato un suicidio. Ho scritto la stessa cosa, molte persone mi hanno chiamato e confessato che anche loro pensano la stessa cosa, ma la differenza è che io lo dico e gli altri lo pensano

Ora dobbiamo prendere le distanze dai social network, in cui molte persone che non conoscono questo sport esprimono un’opinione
Esattamente, sono le persone che scrivono solo perché hanno la possibilità e la libertà di scrivere, ma non sanno nulla. Se dici che è una via suicida, pensano che sei una persona cattiva, che hai una rivalità con Nardi…. No, non è così. Fa molto male che sia scomparso, anche perché ha un figlio di sei mesi, una donna che non avrà più suo marito. È una tragedia personale, non sono insensibile; ma posso dichiarare che quello che è successo è sfortuna combinata con una azione ad alto rischio. È una via davvero impossibile.

In che misura i soccorsi hanno senso? È evidente che non ci sono molte possibilità e, tuttavia, si spendono molti soldi e si rischia la vita …
Ci sono sempre persone che insistono nel continuare i salvataggi con una specie di speranza impossibile. Ho parlato con la ragazza di Tom e lei mi ha detto che era chiaro che non sarebbe tornato. Mettere altre persone a rischio non è ciò che dovrebbe essere fatto. Se vuoi, puoi continuare con gli elicotteri e i droni, ma non mandare persone. Sono sotto milioni di tonnellate di ghiaccio, è impossibile.

Inoltre, in Pakistan ci sono sempre molti problemi con gli elicotteri perché dipendono dall’esercito, è tutto molto lento e costoso. C’è molta burocrazia…
Devo ammettere che gli elicotteri Pakistani hanno volato in condizioni molto difficili. Come pilota di elicottero, sono rimasto positivamente sorpreso dal livello dei piloti che volavano in tra la nebbia.

Qual è la differenza con i droni?
I droni possono arrivare r fino a un metro dalla tenda e può “guardare” se sono all’interno, se cade qualcosa, … con un elicottero non ci si può avvicinare alle tende, ma si può vedere molto di più. Dopo il secondo volo in elicottero di Alex e Ali, che ha hanno raggiunto gli oltre 7.000 metri di quota in una giornata di bel tempo, si è capito che Daniele e Tom erano morti ed erano stati sepolti dalla neve.

In queste situazioni dovrebbero esserci persone con esperienza di consulenza alle famiglie.
Naturalmente, spiegando che quello che sto dicendo non significa che io non abbia sensibilità. È importante spiegare alla famiglia che la decisione di mandare altre persone a cercarli non è giusta, che nessun altro deve morire . L’unica possibilità ora è il salvataggio in aereo, non mandare persone così in alto in un’area così pericolosa. Non sono scomparsi 24 ore fa, stiamo parlando di dieci giorni.

Dovremmo limitare il crowdfunding?
La mia idea è che il denaro possa essere destinato ad aiutare le famiglie o per un progetto di solidarietà.

Sembra ci sia una maledizione sul Nanga Parbat… L’anno scorso sulla montagna ha perso la vita Tomaz Mackiewicz, ora Daniele …
È una riflessione molto delicata. Penso che i due siano morti per un’ambizione cieca… Nel caso di Tomek, credo non avesse la preparazione fisica per farlo. Nel caso di Daniele, non è stato saggio tentare un percorso già provato quattro volte .. E’ un rischio troppo alto